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15 agosto POTOS, ANIMA COMMERCIALESi sa, il commercio è la vera anima dell'africa. Piccoli mercati spuntano in ogni quartiere; quelli più grossi formano le zone nodali della città. A Franceville l'attività commerciale ferve a Potos. Tutti i taxi-bus vi fanno capolinea, le vie sono sempre gremite di gente. Ciascuno ha della merce da vendere; i più poveri portano essi stessi i prodotti che hanno sudato nelle piantagioni. Alcune prodotti sono presi dai villaggi in foresta e convogliati qui per la vendita. I negozi più grandi forniscono i servizi più elaborati: officine meccaniche, supermercati, chincaglierie per la casa e tutto di più, negozi di telefonia, laboratori fotografici... La gente comune ci mette piede raramente. Le bancarelle di medie dimensioni offrono generalmente vestiti o alimenti. Poco altro. Tra la roba da mangiare vi è un'infinità di frutta, montagne di sardine, manioca e tuberi bitorzoluti, essenze varie. Tra i vestiti si puo trovare tutta la roba più kitsch che si possa immaginare. È come se tutto quanto rimanga invenduto altrove finisca qui. Niente che abbia una rilevanza, che attiri l’attenzione di un visitatore straniero. Cumuli di ciabatte, mucchi di magliette e cannottiere che un europeo non si sognerebbe mai di indossare. Infine ci sono i venditori ambulanti o chi non ha posto fisso e si arrangia come può, disponendo la mercanzia direttamente sulla strada. Qualche pomodoro, un grappolo di peperoncini e tre o quattro bastoni di manioca sono più che sufficienti per legittimare una permanenza di ore ed ore. Passando tra le vie, sorge spontaneo chiedersi come certa gente riesca a campare vendendo una quantità di merce talmente ridotta o come si possa smaltire tutta la quantità di roba sempre uguale che abbonda su gran parte delle bancarelle. Una possibile spiegazione è che le merci siano solo un pretesto per stabilire e mantenere i contatti sociali che un mercato dona in abbondanza. Per le donne la vendita è un importante rito, per la quale indossare il vestito migliore. Con i loro bou-bou colorati troneggiano dietro il banco chiacchierando e spettegolando con le vicine. Sempre al loro posto, vi passano interi pomeriggi. Il loro vociare profondo è sottofondo per il visitatore. Del cliente non ci si interessa se non proprio quando insiste a voler comprare. Il processo di vendita passa in secondo piano, fondamentale è osservare quel che capita in strada, pronte a intervenire in massa al minimo segnale degno di nota. Timidamente ho scattato una foto ad una veduta di insieme del mercato catalizzando per qualche minuto l’attenzione delle venditrici. In quel momento ero io la ragione di essere al mercato. Avevo tutti gli occhi addosso, le più gentili hanno accennato una risata, alcune uno sguardo di disprezzo. Una mi ha fermamente ripreso. Ho dovuto andare a mostrarle la foto con l’intenzione di cancellarla se avesse insistito. Invece, come per la teoria di prima, era solo un pretesto. Ben presto ha voluto che fossi io a mettermi in posa, improvvisandosi lei fotografa. Non ho potuto sfuggire ad ulteriori sue domande e mi ha strappato la promessa che sarei tornato lunedì. In fondo anche a me piace restare ad osservare.
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