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    19 agosto

    FINE? NO, SOLO UN'INIZIO

     

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    Ultimo giorno a Franceville, ultime ore d’Africa. Domani prenderò il treno, mi allontanerò progressivamente da una realtà che ha piacevolmente catturato la mia attenzione in questi 45 giorni. Il soggiorno è durato abbastanza, la fine giunge al momento giusto, molte cose ho visto e vissuto; c’è parecchio materiale per riflettere.

    Nonostante qui mi sia trovato stupendamente, ho voglia di tornare, di riabbracciare la mia terra, i miei cari. Non vedo l’ora di scendere dall’aereo e sudare nell’afa di Milano, di svuotare lo zaino, di sdraiarmi a casa, di mangiarmi una bella pizza! E di trascorrere qualche giorno in montagna per rientrare gradualmente nei ritmi italiani.

    So che un giorno, neppure tanto lontano, tornerò a maledire la routine quotidiana e a ricordare i bei giorni passati nel continente nero. È normale e giusto che sia così. Lo chiamano “mal d’Africa”, credo sia nostalgia per uno stile di vita semplice e naturale, per il calore e la spontaneità della gente.

     

    Se ripenso ai primi momenti di questo viaggio, li sento lontani. Non riesco a ricordare tutti gli avvenimenti dei primi giorni e, se sbircio nel diario, fatico a credere di averlo scritto proprio io. Ho mutato l’ottica di guardare alle cose, mi sono abituato alle usanze locali. La grande quantità di gente sulle strade, i saluti scambiati con chiunque incontri, il costante sottofondo musicale, le difficoltà e le gioie della vita comunitaria, la stanchezza che ogni giornata porta con sè, sono diventate abitudini.

    L’immagine che avevo dell’Africa (parlo di Africa per comodità, ma farei meglio a parlare di Gabon, anzi... di Franceville) è stata stravolta a ripetizione. I castelli di carta che mi ero costruito sono crollati al suolo. Non posso certo dire di conoscere l’Africa o gli africani, posso però affermare, con un briciolo di presunzione, di aver imboccato un sentiero che, se vorrò, potrà essere lungo, impervio e poco segnato. Non so se avrò la volontà di approfondire questa conoscenza, ma quel che so ora è che è imperativo farlo. È anzi doveroso e più che mai attuale. Il mondo al giorno d’oggi è così piccolo che non è permesso rintanarsi nel proprio cantuccio, non si può pensare unicamente al proprio orticello. Si deve pensare in grande, aver fiducia nelle capacità dell’uomo anche se sono molte le forze che tendono ad appiattirle.

     

    Ho avuto la fortuna di compiere questo viaggio e, viaggiare, vuol dire aprire i propri orizzonti. È ora indispensabile non restare in contemplazione, ma sforzarsi di oltrepassarli. È necessario intraprendere un processo di “conversione” che permetta di cambiare le abitudini di prima alla luce di quanto visto e sperimentato.

    Sicuramente nodo fondamentale è il rispetto di tutti i diritti che un essere umano possiede in quanto tale. Il primo e più importante è il diritto a essere liberi di seguire le proprie aspirazioni. Sarebbe bello che anche un gabonese un giorno possa, se lo voglia, compiere un viaggio in senso inverso al mio.

    Per far ciò deve averne le possibilità: la cultura, le competenze ed il denaro necessario.

    Quello che noi chiamiamo progresso. La necessità di progredire e svilupparsi è, per l’Africa, priorità. La vita qui è paragonabile a quella che facevano i nostri bisnonni cent’anni fa. Viene spontaneo chiedersi se mai l’Africa possa raggiungere i “traguardi” (non sempre positivi) che il nostro mondo ha raggiunto. Se voglia farlo.

    Credo che ogni essere umano aspiri a migliorare le proprie condizioni di vita. Pensare il contrario è puro egoismo. Allo stesso tempo un popolo deve conservare la propria cultura e le sue tradizioni.

    Pertanto, se i popoli africani vorranno svilupparsi, dovranno farlo spontaneamente e con le proprie forze. Hanno gli strumenti e le materie prime per farlo. Ben venga un aiuto esterno, ma che sia sincero e disinteressato. Almeno che non sia, come accade al giorno d’oggi, un aiuto al contrario.

    È nostro dovere morale fare in modo che sia così, non mettere al centro di tutto il dio denaro arricchendoci alle spalle di qualcun altro. Lo sviluppo non deve esistere a scapito dei diritti altrui. Capito questo, se riuscissimo a metterlo in pratica sarebbe il più grande successo che possa attualmente immaginare. E non importa se sarà una goccia nel mare.

    Le nuove generazioni africane, ci chiedono questo sforzo. Credo sia ampiamente alla nostra portata. In questo, rispetto a molti di voi, mi sento privilegiato, potendo contare sul ricordo e sulla gioia che sprigionano i tanti bellissimi volti incontrati.

     

     

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